Il Gioco delle Campane di Vetro

Appesa ad un nastro d’argento,
Accarezzata da un filo di vento,
Suona, suona, suona campanella

Per ogni essere suona una campana
Dei rintocchi sul vetro per ogni voce umana.
Suona, suona, suona campanella

Suonano insieme musica infinita,
Ognuna da sola racconta una vita:
Suona, suona, suona campanella.

Un delicato inno alla vita in cinque quadri:

“Giada borbotta fra sé e sé. Si guarda le mani indurite, squamose”.

“Cammina Zac. Butta il peso in avanti, affonda. Offre la faccia al vento, che per tutta risposta gli schiaffa addosso una pioggerella rada, fredda e pungente”.

“La Gorda non è mai stata infelice, non ha perduto figli, Non si è mai mossa dal suo paese”.

“Un giorno Moysche andò come sempre alla radio, e trovò la porta sbarrata”.

“Quando Anna venne al mondo, iniziare a vivere era una cosa normale, come lo era smettere di farlo…”

Cinque campane di vetro vengono toccate, e risuonano le storie di persone.
Sono storie poco appariscenti, lontane fra loro, diverse, altre, eppure così vicine.
Poche pennellate per ritrarre la bellezza che si annida nelle piccole cose, nelle scelte quasi insignificanti che cambiano tutto, negli incidenti e le sorprese di una vita.
Suoni limpidi e trasparenti che si fanno balsamo, per un effimero che si ritrova prezioso

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